I vuoti a rendere del fotovoltaico

Il futuro corre veloce sui binari della sostenibilità.

Nel 2009, secondo il «Rapporto sullo stato del fotovoltaico» pubblicato dal Joint Research Centre Europeo, la capacità installata in Europa è stata di 16 GW, pari al 70% della potenza installata in tutto il mondo.

A causa della crescita esponenziale dell’installato, l’industria fotovoltaica europea si è organizzata attraverso l’associazione di produttori PV Cycle, fondata nel 2007 con lo scopo di raccogliere e riciclare i rifiuti del settore in previsione dell’accumulo di 35.000 tonnellate nel 2020 e di circa 130.000 tonnellate nel 2030.

Tra i fondatori della PV Cycle, la BP Solar, divisione «solare» dell’omonima azienda responsabile del disastro petrolifero della piattaforma Deepwater Hozizon, con evidente potenziale di greenwashing (ovvero l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientali).

Paradossalmente, una delle prime applicazioni terrestri del fotovoltaico è stata l’alimentazione dei sistemi di illuminazione sulle piattaforme petrolifere del Golfo del Messico, in sostituzione di batterie tossiche e ingombranti.

In Europa, l’inizio del ciclo di accumulo e recupero inizierà nel 2015, quando cioè i primi impianti installati tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, raggiungeranno il loro fine vita. Le principali criticità sulla sicurezza chimica del prodotto fotovoltaico non sono da ricercare nel pannello in quanto tale, bensì in alcune fasi non virtuose del suo ciclo di produzione: la dispersione ambientale di sottoprodotti tossici utilizzati nel ciclo di purificazione del silicio cristallino (come avvenuto nella provincia cinese di Henan con la dispersione di tetracloruro di silicio da parte della Luoyang Zhonggui High-Technology Co.) o nell’esposizione dei lavoratori a composti di cadmio (sostanza limitata in Ue dalla Direttiva RoHS) durante la produzione dei moduli in telluluro di cadmio. Il CdTe contenuto nei moduli fotovoltaici di per sé non è pericoloso (la sostanza ha punto di fusione a 1041 °C ed evapora a 1050°C), ma esiste il rischio di rilascio di cadmio nell’ambiente in caso di combustione in inceneritore se il pannello non venisse recuperato.

La First Solar ad esempio, che produce pannelli al tellururo di cadmio, ed è la sola a farlo in grossi quantitativi, inserisce il costo del recupero a fine vita nel prezzo di vendita. A questo proposito è auspicabile che le aziende produttrici e importatrici, oltre a un pannello marcato CE e certificato IEC/EN 61215, inizino a fornire l’evidenza degli aspetti etici relativi alla produzione, alla responsabilità sociale, alla reale capacità di innovare.
L’antenna fotovoltaica a nano tubi di carbonio, le celle fotovoltaiche stampate su biopolimeri e le sperimentazioni sulla cella solare a singola giunzione (in grado di generare elettricità da una più ampia fascia di lunghezza d’onda della luce) sono alcune delle innovazioni che testimoniano lo spostamento dell’attenzione della ricerca dal prodotto al processo che lo ha generato e ai suoi effetti sull’ambiente.

L’innovazione nel campo delle rinnovabili produrrà inoltre nuovi paradigmi del costruire sostenibile: internet degli oggetti permetterà l’interconnessione di oggetti fisici negli edifici e tra gli edifici attraverso sensori in grado di tradurre i dati di consumo in gestione attiva, di fornire risposte adattive alle sollecitazioni climatiche esterne e di trasformare le singole infrastrutture energetiche a livello locale in cellule di un’unica smart grid. L’ecodesign dei prodotti che utilizzano energia o che semplicemente sono correlati all’utilizzo della stessa (ad esempio finestre, isolanti, regolatori di flusso d’acqua) contribuirà ad aumentare la prestazione ambientale dell’edificio; la programmazione di nuovi piani di edilizia a emissione zero o quasi zero (in linea con quanto previsto dalla Direttiva 2010/31/CE sulla prestazione energetica nell’edilizia) permetterà di ridurre i consumi di una casa italiana anche di dieci volte rispetto agli attuali 150-200 Kwh/mq anno.

E soprattutto, un mercato più responsabile del prodotto fotovoltaico avrà il vantaggio di rivelare in maniera più elettiva il profilo ecologico di un prodotto che per ora, rispetto ad altre soluzioni con «energy payback time» più lunghi, ha molti pregi e un unico difetto: dopo qualche anno diventa inevitabilmente un vuoto a rendere.

Massimiliano Vurro, Rapporto Ambientale de “Il giornale dell’Architettura”


Uno contro uno RAEE. Che non vivenga in mente di retituire il vecchio C64 in cambio di un nuovo touchpad!

Dal 18 giugno 2010 i consumatori possono consegnare gratuitamente ai negozianti (compresa grande distribuzione) l’apparecchiatura obsoleta, all’atto dell’acquisto di una nuova equivalente.

La possibilità, stabilita dal DM 65 dell’8 marzo 2010, di esercitare tale diritto da parte del consumatore è più nota con il nome di ritiro “uno contro uno“.

Il Decreto Semplificazioni DM n. 65 dell’8 marzo 2010, entrato in vigore il 19 maggio 2010, è stato  pubblicato in Gazzetta Ufficiale  del 4 maggio 2010 ed è considerato di fondamentale importanza per aumentare la raccolta dei Raee ( rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) nel nostro Paese, che nel 2009 ha raggiunto 193mila tonnellate con una media di 3,21 kg per ogni abitante (stando all’ultimo rapporto del Centro coordinamento Raee).

A questo proposito, si ricorda che già la direttiva 2002/96/CE, i cui contenuti sono stati recepiti all’interno del D.Lgs. n. 151/2005, prevedeva il raggiungimento della soglia minima di 4 kg/abitante di RAEE raccolti annualmente entro la data del 31 dicembre 2008.

Il diritto dell’uno contro uno si potrà far valere a condizione che il bene acquistato e quello restituito siano di tipo equivalente, ovvero che abbiano la stessa funzione; ad esempio, acquistando un televisore al plasma  si potrà riconsegnare un televisore a tubo catodico, oppure, scegliendo un lettore cd/dvd/mp3, si potrà restituire un vecchio giradischi o un lettore CD.

Per mettersi in condizione di assicurare il ritiro dei RAEE (rifiuti di apparecchiture elettriche ed elettroniche) consegnati dai cittadini, i negozianti devono essere iscritti ad una nuova sezione dell’Albo gestori ambientali, mentre lo stoccaggio dei resi dei clienti potrà essere effettuato solo previo autorizzazione a seguito di specifica richiesta di  “raggruppamento” ( che non potrà superare i 3500 kg) dei RAEE domestici presso i propri locali.

I trasportatori di RAEE che ottempereranno al regime semplificato potranno effettuare i seguenti tragitti:

a) dal domicilio del consumatore al centro di raccolta/impianto autorizzato, al punto vendita o al diverso luogo di raggruppamento (con uso di documento  di trasporto);
b) dal punto vendita al diverso luogo di raggruppamento (con copia dello schedario la cui tenuta è prevista dall’ art. 1, comma 3, D.M. n. 65/2010 e conforme all’Allegato I);
c) dal punto vendita o dal diverso luogo di raggruppamento al centro di raccolta/impianto autorizzato (con uso di documento  di trasporto);

Ai sensi dell’art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 151/2005, il distributore può rifiutarsi di ritirare i RAEE dai consumatori nel caso in cui vi sia un rischio di contaminazione del personale incaricato del ritiro o nel caso in cui risulti evidente che l’apparecchiatura in questione non contenga i suoi componenti essenziali o contenga rifiuti diversi dai RAEE. E’ necessario quindi riconsegnare una apparecchiatura in buono stato di conservazione, pulita e non smontata.

Per quanto riguarda i RAEE professionali, ovvero dei prodotti utilizzati da enti o imprese nell’ambito della loro attività, il decreto prevede la possibilità che il distributore di apparecchiature elettriche ed elettroniche possa essere formalmente incaricato dai produttori di queste apparecchiature di provvedere al ritiro.

Un’ultima considerazione è d’obbligo, alla luce del nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), anche questo strumento risulta oggi già obsoleto in particolare per i RAEE professionali, mentre per i RAEE domestici stenta ancora la reale applicazione della legge sul ritiro gratuito uno contro uno da parte di qualche disattento [?] commerciante (piccolo e grande).

Che non vi venga in mente di restituire il vecchio “commodore 64″ in cambio di un nuovo touchpad!

di Maxvurro

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Hai mai sentito parlare di prodotti eco-friendly?

Greenwashing? Attenzione al claim dei cosmetici

Il 22 dicembre 2009, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, è stato pubblicato il nuovo REGOLAMENTO (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, allo scopo di armonizzare le disposizioni già esistenti in materia.

Il principale scopo del regolamento è l’eliminazione delle incongruenze giuridiche uniformando l’interpretazione legislativa attraverso l’introduzione di un set di definizioni base, finora assenti.

Un altro obiettivo che si pone il nuovo regolamento è quello di favorire l’eliminazione delle categorie ibride tra farmaco e cosmetico; il consumatore sarà maggiormente tutelato da un nuovo sistema di “cosmetovigilanza” e dall’introduzione dell’obbligo per la persona, fisica o giuridica, di adottare le misure correttive necessarie nel caso in cui avesse immesso sul mercato un prodotto non conforme ai requisiti o, eventualmente, di provvedere al ritiro dello stesso.
La sicurezza sarà inoltre rafforzata dalla predisposizione di liste di ingredienti consentiti e non: attualmente sono circa 1400 le sostanze delle quali è proibito l’utilizzo, 250 quelle autorizzate e circa 200 quelle per le quali è imposto un impiego solo limitato.
Novità assoluta è il servizio di “notifica on-line” ovvero un sistema informatico unico per tutto il mercato europeo (gestito dalla Commissione UE) attraverso il quale i produttori e gli importatori registreranno i propri prodotti prima di immetterli sul mercato e riporteranno tutte le informazioni ad essi relative; questo strumento consentirà di identificare univocamente il cosmetico e di effettuare trattamenti medici ad hoc in caso di problemi alla salute del consumatore.

Le disposizioni del nuovo Regolamento si applicano a decorrere dall’11 luglio 2013 ad eccezione delle norme relative alle sostanze CMR (le disposizioni contenute nel’articolo 15 si applicano a decorrere dal 1° dicembre 2010 unitamente alle disposizioni degli articoli 14, 31 e 32 se necessari all’applicazione dell’articolo 15, paragrafi 1 e 2) e ai Nanomateriali.

In sede di etichettatura, di messa a disposizione sul mercato e di pubblicità dei prodotti cosmetici non potranno essere impiegate diciture, denominazioni, marchi, immagini o altri segni, figurativi o meno, che attribuiscano ai prodotti stessi caratteristiche o funzioni che non possiedono.

E’ lecito dedurre che proprio quanto disposto dell’articolo 20 del regolamento in merito alle “Dichiarazioni relative al prodotto” possa significativamente contribuire a proteggere i consumatori da azioni di greenwashing di quei prodotti che abitualmente utilizzano sulla confezione claim come “naturale”, “biologico” e “organico”.

Approvato decreto di attuazione direttiva rifiuti

Direttiva rifiuti, Italia tra i primi

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che recepisce nel nostro Paese, tra i primi in Europa, la direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE). Quasi a farlo apposta, l’approvazione del provvedimento coincide con l’avvio della seconda edizione della “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti”, in programma dal 20 al 28 novembre.
Per il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: “L’Italia volta pagina. I rifiuti da problema a risorsa”.

Sottoprodotto” europeo.

Tra le novità più rilevanti del decreto, l’introduzione a livello comunitario della definizione di sottoprodotto, immediatamente applicabile e meno restrittiva di quella prevista dalla legislazione nazionale vigente, che potrà semplificare il riciclo di sfridi e scarti plastici, trasformandoli da rifiuto a materia prima secondaria. Taluni rifiuti specifici potranno cessare di essere tali, quando sottoposti a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio, con determinati criteri da elaborare caso per caso.

Riciclo a quota 50%.

La direttiva indica anche il nuovo obiettivo di riciclo minimo per carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, da raggiungere entro il 2020, individuato nel 50% in peso. Ciò dovrebbe offrire nuovo slancio alla raccolta differenziata dei rifiuti (obbligatoria entro il 2015 almeno per la carta, metalli, plastica e vetro) e alle attività di recupero, selezione, trattamento e rigenerazione, sottraendo dalle discariche materiali che presentano ancora un valore economico residuo. Ponendo anche attenzione alla qualità del recupero e del riciclo, e non solo alla quantità.

Prevenzione e una nuova gerarchia.

Contestualmente, la nuova direttiva pone enfasi sulla riduzione dei rifiuti, attraverso disposizioni vincolanti e specifici programmi di prevenzione. Infine, viene espresso il concetto che “il riutilizzo e il riciclaggio dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica” secondo una scala gerarchica. Questa prevede al primo posto la prevenzione, seguita dalla preparazione per il riutilizzo, ovvero le operazioni attraverso cui i prodotti diventati rifiuti possono essere reimpiegati senza altro pretrattamento. Nell’ordine di priorità vengono poi il riciclaggio, il recupero (compreso quello energetico) e, all’ultimo posto, lo smaltimento.

Sistri.

Infine, il decreto attuativo dà piena efficacia al sistema di tracciamento dei rifiuti, il Sistri, introducendo il sistema sanzionatorio in caso violazione delle norme.
“Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo che recepisce la direttiva rifiuti della Comunità Europea, l’Italia volta pagina – ha commentato il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – Si supera la fase caratterizzata da una gestione “artigianale” dei rifiuti, concepiti peraltro come un problema, per rafforzare la dimensione di una gestione integrale, organica ed industriale dei rifiuti, intesi come risorsa”. Secondo il Ministro, l’industrializzazione del settore favorirà anche il rafforzamento occupazionale e la competitività internazionale, con la creazione di un’economia verde di scala e la possibilità di un trasferimento di tecnologia verso quei Paesi che necessitano di moderne tecnologie per la gestione dei rifiuti.

Una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto modificherà la Parte IV del Dlgs 152/2006, il cosiddetto Codice ambientale.

Nella stessa seduta, il Consiglio dei Ministri ha approvato anche il decreto legislativo che recepisce le direttive europee 2008/105 e 2009/90, in materia di standard di qualità delle acque e un nuovo D.L. finalizzato a superare la “criticità rifiuti” in Campania.

Fonte: PLASTICA VERDE

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Testo del Decreto approvato (in attesa di pubblicazione su GURI) qui

Schiere di nanopilastri per una nuova generazione di celle fotovoltaiche

Gli scienziati del Lawrence National Laboratory  di Berkeley (Università della California) stanno cercando di  manipolare la forma e la geometria della disposizione di schiere di nanopilastri di solfuro di germanio o cadmio a sezione variabile per migliorare la loro proprietà di assorbimento ottico.
L’obiettivo è di utilizzare nanopilastri semiconduttori come  base ottica per la realizzazione di nuove celle fotovoltaiche, più efficienti e meno costose rispetto al silicio.
Il lavoro è stato coordinato dal chimico  Ali Javey, il cui gruppo è stato il primo a rivelare una tecnica mediante la quale sono stati generati pilastri dal solfuro di cadmio, materiale semiconduttore che può essere prodotto in serie in moduli flessibili su larga scala.
L’ultimo sviluppo del lavoro del team di Javey è la produzione di nanopilastri che assorbono la luce tanto quanto o addirittura meglio delle celle solari commerciali a film sottile, utilizzando molto meno materiale semiconduttore e senza bisogno di rivestimento antiriflesso.
L’efficienza di assorbimento dei nanopilastri è stata raggiunta mediante l’uso di una struttura a doppio diametro: in cima misura 60 nanometri di diametro con una riflettanza minima per permettere a più luce di entrare, e una base di 130 nanometri di diametro per il massimo assorbimento per permettere un maggiore tasso di conversione in elettricità.
Questa struttura a doppio diametro assorbe il 99 per cento della luce visibile incidente, contro l’85 per cento dell’assorbimento dei nostri precedenti nanopilastri, che avevano lo stesso diametro, per tutta la loro lunghezza” ha spiegato Javey.
I lavori teorici e sperimentali hanno mostrato che schiere tridimensionali di nanopilastri semiconduttori, con diametro e lunghezza ben definiti, eccellono nell’intrappolare la luce pur richiedendo meno della metà del materiale semiconduttore richiesto per le celle solari a film sottile realizzate con tellururo di cadmio, e circa l’1 per cento del materiale usato in celle solari realizzate con silicio. Ma finora l’ostacolo maggiore è stata la complessità del processo di produzione.
Il team di Javey ha realizzato questo nuovo tipo di nanopilastro partendo da stampi ottenuti da un foglio di alluminio dello spessore di 2,5 millimetri. Un processo di anodizzazione in due stadi ha permesso di ottenere una schiera di pori dello spessore di un micrometro con due diametri, piccolo in cima e largo alla base. All’interno dei pori sono poi state depositate nanoparticelle di oro per catalizzare la crescita di nanopilastri semiconduttori.

Il processo ha consentito ai ricercatori di stabilire un controllo accurato sulla geometria e sulla forma di schiere di nanopilastri monoscritallini, senza l’uso di complessi processi epitassiali o litografici.

Secondo  Javey, questa tecnica di fabbricazione è molto semplice e, concettualmente, potrebbe essere utilizzata con numerosi altri materiali semiconduttori con costi di circa 10 volte inferiori agli attuali processi.

Fonte: Massimiliano Vurro su ecotp.com

Progetto di health presence nelle farmacie svizzere

Cisco e Swisscom stanno attrezzando 200 farmacie in Svizzera con un nuovo sistema di video comunicazione chiamato Cisco TelePresence con l’obiettivo specifico di implementare servizi avanzati di telemedicina nelle attuali strutture ed incrementare l’efficienza e la qualità della assistenza sanitaria di base.

Il progetto, lanciato come progetto pilota biennale sotto il brand Netcare, è stato avviato da pharmaSuisse, l’associazione svizzera dei farmacisti, in collaborazione con il centro svizzero  per la telemedicina MEDGATE e l’assicurazione medica contro gli infortuni Helsana.

Con NetCare, i pazienti possono ricevere un consulto formale virtuale comprensivo della documentazione (triage) tramite un collegamento video  tra una stanza attrezzata di  una farmacia ed un medico del MEDGATE.

A ciascuna estremità del collegamento c’è un sistema EX90 equipaggiato con un microfono, una fotocamera e  un display da 24 pollici in full-HD.

Il medico e il paziente possono vedersi e sentirsi reciprocamente come se fossero seduti nella stessa stanza.  Il sistema, che supporta diverse lingue, dispone di un touch screen e può essere ampliato inserendo diversi add on tecnologici come dispositivi diagnostici , un monitor aggiuntivo per misurare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la temperatura.

Per salvaguardare la privacy del paziente, gli esami medici hanno luogo in una sala di consultazione separata, ed i medici ed i farmacisti sono vincolati da un obbligo di riservatezza.

 

Edible Packaging

Flying People in New York City

Three human shaped RC planes were flown around New York City to create the illusion of people flying. Lots of fun.

Live interactive mega billboard against agression

Public service employees in the Netherlands face aggression and violence on the streets more and more often. Onlookers unfortunately do not intervene often enough when they encounter a situation like this. A live interactive billboard in Amsterdam and Rotterdam is used to place people in a similar situation witch confronts them with their inactivity.

local food revolution

Della fragilità delle cose

Vi siete mai chiesti perchè una batteria integrata di uno qualsiasi dei vostri device dura solo 18 mesi?

Un nuovo paradigma del ciclo di vita di prodotto sta bussando alle porte, già corrose dall’avidità, del sistema globale del consumo.

Il sistema regolatorio del primo mondo legifera sull’allungamento del ciclo di vita di prodotto (barriere verdi, riduzione del consumo, efficienza, etc…), ma la vita programmata di un prodotto oggi sta vertiginosamente avvicinandosi ai 6 mesi per il timore o l’impossibilità concreta di proteggere un brevetto dagli attacchi della concorrenza a livello globale (pensate alla difficoltà oggettiva di una big corp. nel proteggere per più di 6 mesi dalla copia un prodotto in Asia).

Ne consegue che per la maggior parte dei consumatori medi il prodotto “fragile”  risulta già obsoleto all’atto dell’acquisto e meno appetibile anche ai più esperti professionisti del re-engineering globale.

Nel frattempo montagne di prodotti “non appetbili” ridotti a rifiuto si accumulano negli slum urbani popolati dai nuovi poveri del secondo e terzo mondo.

La rinnovata fragilità delle cose  rivela una più profonda e drammatica fragilità dell’uomo contemporaneo i cui sani principi in tempi recenti rischiano di avere vita breve.

@maxvurro

Follie umane: Tigerdog

If this strange creature growled at you, you wouldn’t know whether to run from his sharp claws or pat him on the head and give him a biscuit.

From a distance, its striped orange and black coat makes it look like a particularly odd tiger.

But it’s actually a retriever, the victim of the latest craze among some dog owners in China to dye their pets to look like other animals.

The Chinese are always quick to embrace bizarre trends, and it is not unusual for owners to take their dogs to grooming parlours where they are not only given a shampoo and trim, but a multi-coloured dye job as well.

Transformation: The dog appears unfazed by its new coatBizarre: A pet retriever in China has been dyed by its owner to resemble a tiger

Today the retriever was joined by three furry friends whose dye jobs were much more convincing.

The tiny, fluffy dogs were the spitting image of baby giant pandas thanks to their makeovers.

The animals were pictured after being transferred to Zhenghou from Southwest China’s Sichuan province at the weekend.

Confused: Three small dogs were given makeovers to look like panda cubsDoggy dye job: These small furry dogs look the spitting image of baby panda cubs

Bizarre: A pet retriever in China has been dyed by its owner to resemble a tiger Transformation: The dog appears unfazed by its new coat

Recent figures show money spent on pets across the nation has seen nearly a 500 per cent increase between 1999 and 2008 – but, arguably, at the cost of their pets’ dignity.

Quite what the animals might think about it is another matter.

On parade: The dogs were put on show after being transferred to Zhenghou from Southwest China's Sichuan province On parade: The dogs were put on show after being transferred to Zhenghou from Southwest China’s Sichuan province

Confused: While some of the dogs didn't appear to be enjoying themselves, they were a hit with localsConfused: While some of the dogs didn’t appear to be enjoying themselves, they were a hit with locals

Fonte:Dailymail

L’Unione europea vieta il bisfenolo A nei biberon

A partire dal 2011, sia la fabbricazione che la vendita di biberon contenenti  bisfenolo A (BPA), sono vietate in tutta l’Unione europea.

Il divieto è stato imposto per timore che la sostanza potrebbe influenzare lo sviluppo e la risposta immunitaria nei bambini piccoli.

La proposta della Commissione europea è stata approvata il 25 novembre 2010, alcuni mesi prima del previsto.
“La decisione presa oggi è una buona notizia per i genitori europei che potranno essere certi che, a partire dalla metà del 2011, le bottiglie in plastica per l’alimentazione dei neonati (biberon) non conterranno BPA“, è quanto ha detto  il commissario responsabile della politica della salute e dei consumatori John Dalli.

Dal 1° marzo 2011, la fabbricazione di bottiglie di questo tipo è  illegale all’interno del UE e dal 1° giugno 2011 non è più possibile importarle e venderle nell’Unione europea.

La Francia e la Danimarca (unici due paesi dell’Unione europea)  avevano già imposto  il divieto di utilizzo di BPA nei contenitori alimentari destinati ai bambini.

Articololo correlato:

Nuovo parere sulla pericolosità del BPA nei materiali a contatto con alimenti (ottobre 2010)

Socialgreenpongo un hashtag italiano per il greenwashing sui social network

Scovare chi crea distorsione informativa ambientale è facile, è un gioco e fa bene alla pelle di tutti basta usare #pongo98 su twitter, come acronimo di social green pongo.

Il termine, senza alcuna pretesa educativo-sociologica, è diventato un meme personale, che ho iniziato ad utilizzare su facebook, ogni volta che incontravo gruppi, pagine o profili che veicolavano temi legati alla sostenibilità diffondendo [forse inconsapevolmente] notizie solo apparentamente  green, dall’indubbio valore emozionale.

In alcuni casi il messaggio, veniva semplicemente distorto con il solo scopo di attrarre, per profilarli, i fruitori dell’informazione, utilizzando la semplice leva dell’intrattenimento.

Si è trattato in questi casi di puro greenwashing.

Dal meme, visto che ho iniziato a preferire altri network a facebook, ho pensato di derivare un vero e proprio tag “pongo98” [da ora in osservazione su twitter].

Il perchè di “Social” e “green” ve lo risparmio, il  “pongo” in onore del famoso materiale plastico con cui ciascuno di noi almeno una volta ha misurato le sua capacità scultoree, 98 perchè solo il 2% dei prodotti con marchio “eco” è davvero tale.

Ecco cinque motivi [ma forse ne trovate altri] per cui vale la pena pensare prima di postare sulla rete a proposito di sostenibilità:

1- il 40% di chi comunica “green” non verifica approfonditamente  le fonti utilizzate per generare contenuti

2- 8 su 10 fonti che trattano temi green puntano sull’aspetto emotivo senza tenere nella dovuta considerazione gli aspetti oggettivi del prodotto (ciclo di vita reale, impatto, ecodesign)

3- i social surfer non amano le dinamiche di community se non stimolate da autoreferenzialità, preferiscono parlare anzichè ascoltare [il "grillo" italiano è un esempio di questa dinamica]

4- i network non sempre stimolano la collaborazione tra portatori di stessi interessi, l’intelligenza collettiva fatica ad uscire dal “rumore di fondo”
5- alcune grandi compagnie ( in maniera molto goffa in Italia) stanno utilizzando i network per far circolare a costo zero un immagine green (solo in parte veritiera) del loro prodotto

Socialgreenpongo olimpico

London 2012 su facebook con circa 100.000 fan

Londra ha vinto la candidatura per le olimpiadi del 2012 promettendo una piattaforma di sostenibilità ambientale al Comitato Olimpico e
un’occasione per riqualificare la città ai cittadini britannici.
Tutto bene a parte il fatto che l’hub energetico dell’Olympic Park funzionerà a gas, invece che biogas, mentre le ambizioni eoliche sono state ridotte rispetto ai piani iniziali. Anche il tetto del parco acquatico è composto da una quantità di acciaio che comporta un certo impatto ambientale. Stessasorte per la torre Orbit Anish Kapoor.
Qualche altra info qui, mentre qui c’è il rapporto della Commissione per Sostenibilità 2009 (di maggio 2010).

Socialgreenpongo acquatico

Gardaland su facebook con oltre 220.000 fan

Ogni quattro persone che entrano nel parco, una decide di spendere cinque euro in più e acquistare il biglietto per il Palablu, dove può assistere allo spettacolo di delfini, che ad ogni replica fa il tutto esaurito da 35 anni, con una media di 750 mila spettatori per ogni stagione.
La proprietaria è la Merlin Entertainments, una multinazionale del divertimento che, paradosso dei paradossi, si è schierata a livello internazionale, più volte contro la caccia alle balene e ai cetacei.
Il danno d’immagine è dietro l’angolo per l’ammissione di delfinari all’interno dei propri parchi giochi.
I delfini del Palablù non sono di proprietà di Gardaland: sono in affitto (si avete capito bene!) da una multinazionale specializzata nel settore del “noleggio di animali”. Il contratto di affitto, dicono da Gardaland, è scaduto da sei mesi e pare sia intenzione della direzione rinnovarne il contratto a breve.

Socialgreenpongo ai cereali

Kellogg Cares su facebook con oltre 190.000 fan

La US Federal Trade Commission ha agito contro gli spot ingannevoli della Kellogg’s per l’inattendibilità del messaggio rivolto al miglioramento clinico dell’attenzione dei bambini che consumano i Frosted Mini-Wheats.
L’anno passato Kellogg aveva già apposto sulle confezioni Rice Krispies le scritte ingannevoli “un vero aiuto per le difese immunitarie di tuo figlio” e i cereali “hanno migliorato la loro qualità grazie all’aggiunta di antiossidanti e sostanze nutritive che aiutano il benessere di tutta la famiglia”.

Socialgreenpongo tecnologico

Dov’è finita la mela verde di Cupertino?
Ci sono quarantaquattro firme in calce alla denuncia pervenuta agli uffici amministrativi di Wintek, azienda di Taiwan che, al pari di Foxconn, costruisce gran parte dei gadget tecnologici ideati da Sony, Apple a tante altre aziende multinazionali dell’IT.

Secondo quanto si apprende dal documento, i lavoratori dello stabilimento di Suzhou, nella Cina continentale, sarebbe stati costretti a utilizzare n-esano, un componente chimico utilizzato per la pulizia di schermi LCD, senza le adeguate protezioni, provocando così diversi casi di avvelenamento.

Articolo su Wintek

Video della protesta dei lavoratori al Computex 2010- TAIPEI


E tu ti sei mai chiesto se socialgreenponghi?

[Spesso anch'io incappo maldestramente nel socialgreenpongo ma almeno ora so in cosa incespico]

di MaxVurro 
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