Caccia in deroga, l’Italia è stata definitivamente condannata venerdì dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La causa era stata intentata dalla Commissione Europea, in seguito dell’approvazione, in numerose regioni italiane, di provvedimenti che consentivano la caccia in deroga agli uccelli.
La caccia in deroga è appunto quella che consente di impallinare determinate specie nonostante il principio generale di conservazione che mira alla loro salvaguardia. E’ ammessa, in particolari condizioni, dall’Unione Europea.
Ma l’Italia in generale, e la Regione Lombardia in particolare, sono andate troppo oltre.
La Corte di Giustizia ha stabilito infatti che Lo Stato italiano ha istituito un procedimento di controllo “sostanzialmente inefficace e intempestivo” a proposito delle deroghe decise a livello regionale,
Quanto alla Regione Lombardia, la stessa Corte aveva sospeso la legge sulla caccia in deroga già in dicembre.
Ora ha sentenziato che essa non riporta motivazioni sufficienti per spiegare le ragioni astratte e i motivi concreti che consentono di uccidere animali tutelati dalle norme comunitarie: fringuello, peppola, storno eccetera.
Come spiega Brescia Oggi, le norme europee consentono la caccia in deroga solo nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica; per la sicurezza aerea; per prevenire gravi danni all’agricoltura; per la protezione della flora e della fauna e, in secondo luogo, ai fini della ricerca e dell’insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione.
Ma, sottolinea il Wwf, “si parla sempre di interventi rigidamente controllati e di piccole quantità».
Ora l’Italia è stata condannata e dovrà pagare. Prelevando il denaro anche dalle tasche di quell’80% circa degli italiani che considerano la caccia un’inutile crudeltà.
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